Di seguito pubblichiamo di
seguito il commento di Supportolegale alla sentenza per le violenze della Diaz
tratto da Carta.
«Si è concluso l’ultimo dei tre grandi processi di
primo grado per gli eventi legati alle proteste contro il G8 del luglio 2001 a
Genova.
Il processo a 29 funzionari di polizia per l’irruzione alla scuola Diaz che
terminò con 93 persone arrestate illegalmente e 61 di queste ferite gravemente
si è concluso con una sentenza esemplare: sedici assoluzioni e tredici
condanne.
Il tribunale ha deciso di
condannare solo gli operativi e di assolvere a pieno titolo chi ha pianificato
un’operazione vendicativa e meschina. Di assolvere le menti che per
giustificare una carneficina hanno deciso di piazzare due bombe molotov
recuperate nel pomeriggio tra gli oggetti rinvenuti, di mentire circa
l’accoltellamento di un agente, di coprirsi l’uno con l’altro raccontando
incredibili resistenze da parte degli occupanti della scuola e saccheggiando il
media center che vi si trovava di fronte. La ciliegina sulla torta del
presidente Barone e delle sue due giudici a latere Maggio e Deloprete: alle
vittime di quella notte va qualche spicciolo, tanto perché nessuno si lamenti
di essere stato tagliato fuori da una immaginaria torta.
Alla lettura della sentenza
nessuno di noi si è meravigliato. Non siamo delusi, non siamo tristi, né
pensiamo alcuno dovrebbe esserlo. Siamo solo furiosi.
Non abbiamo mai creduto che
la giustizia fosse veramente ‘uguale per tutti’, non abbiamo mai creduto che
chi esercita il potere avrebbe ammesso di essere giudicato, di essere messo in
discussione.
Ma il dileggio con cui è stata confezionata questa sentenza parla da sé:
l’amnistia per la polizia è la seconda parte di quell’operazione vendicativa e
meschina che ha portato alla Diaz.
E’ il secondo tempo della vendetta per la frustrazione e il terrore che lo
Stato e i suoi apparati hanno provato in quei giorni di rivolta. Non ce l’hanno
mai perdonata e non ce la perdoneranno.
La sentenza che chiude questo ciclo di processi di primo grado dovrebbe essere
una lezione di storia, e forse grazie ad essa restituiremo la dignità a una
vicenda che ne ha avuta molto poca, perché molti oltre a noi si accorgeranno di
qualcosa che è la base di quanto è successo a Genova in quei giorni.
Esiste una posizione per cui parteggiare: quella degli insofferenti, quella dei
subalterni, degli sfruttati, dei deboli, di coloro che lottano per un mondo
migliore e più equo.
Ed esiste un’altra posizione, quella di chi comanda ed esegue, di chi tortura e
viola, dei forti con i deboli e dei deboli con i forti, quella di chi esercita
il potere e lo coltiva.
Nella vita bisogna
scegliere. Noi lo abbiamo fatto, oliando meccanismi di memoria che altrimenti
avrebbero condannato all’oblio una pagina nera della storia italiana e
internazionale. Noi lo facciamo tutti i giorni. Non abbiamo rimorsi e non
abbiamo rimpianti per quanto è avvenuto.
Solo rabbia. E non siamo i soli».