L’Onda si è ripresa la piazza. Nonostante nelle
ultime settimane fosse data per esaurita la sua spinta propulsiva, nonostante
l’oscuramento mediatico riservato allo sciopero generale indetto dalla Cgil e
dalle sigle del sindacalismo di base e nonostante condizioni atmosferiche a dir
poco sfavorevoli, il corteo autonomo che da Piazzale Aldo Moro si è snodato per
le strade della città arrivando davanti al Ministero dell’Istruzione, ha
dimostrato che il movimento studentesco non ha perso vitalità né determinazione.
Evidentemente qualcuno aveva sperato in un fenomeno
estemporaneo, incapace di costruire continuità oltre quella fase di
straordinaria partecipazione che aveva sorpreso l’intero paese e spiazzato il
Governo. Non è stato così. Un movimento si distingue infatti per la capacità di
fare delle promesse e di lanciare delle scommesse. La promessa di costruire un
corteo indipendente, aperto alle esperienze di conflitto non rappresentabile e
in grado di incrociare i percorsi sindacali a partire dalla propria autonomia,
è stata mantenuta con successo. La stessa indizione dello sciopero generale,
fortemente voluta dal movimento, è un risultato di assoluta importanza. Ancor
più significativa però è la scommessa che, a partire da questo 12 dicembre,
l’Onda ha gettato per il prossimo futuro: fare del movimento un’opportunità per
tutti per resistere a quell’ignobile guerra contro lavoratori, precari,
migranti e studenti che il Governo si appresta a portare avanti sotto la scure
della crisi economica. Qualsiasi ritorno a logiche concertative e corporative
determinerebbe una sconfitta generale. Questo è il messaggio e la sfida che ci
consegna questa giornata.
Gli studenti, tanto in Italia quanto in Grecia, non stanno animando una lotta
di settore, non reclamano banalmente un posto nella società o nel mercato del
lavoro. Fanno molto di più, mostrano cioè che è la stessa distribuzione dei
posti ad essere truccata. La dequalificazione e il definanziamento delle
istituzioni formative unito al declassamento delle condizioni salariali e
lavorative parlano di quel generale processo di precarizzazione e impoverimento
che tenderà, nei fatti, a ridurre ad un minimo quegli spazi di libertà
attraverso cui la società pensa e inventa se stessa. Per questo la
generalizzazione dello sciopero appare come la ricaduta naturale di queste
settimane di conflitto e, al tempo stesso, l’apertura di una nuova fase per il
movimento.
Siamo ad un bivio che non concede neutralità. Il confluire dell’Onda nello
sciopero sindacale non esprime affatto il richiamo ad un’astratta unità tra
lavoratori e studenti. È lo stesso confine tra formazione e lavoro, tra
occupati e disoccupati ad essere messo fortemente in discussione da queste
lotte. Questa giornata esprime, casomai, l’urgenza di un’alternativa: o saremo
in grado di costruire materialmente delle alleanze a partire da un nuovo modo
di pensare alle garanzie collettive, che passi per una democratizzazione di un
welfare in via di disfacimento e per il diritto ad un reddito oltre l’impiego
che rivendichi la possibilità di rifiutare la corsa al ribasso delle condizioni
di vita, oppure niente potrà evitare che i costi di questa crisi siano
scaricati addosso all’intera società. Noi questo prezzo, non lo vogliamo
proprio pagare.