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Lo sciopero generale e la sfida dell’Onda

Sabato 13 dicembre 2008

 la_sfida_dellonda.jpgL’Onda si è ripresa la piazza. Nonostante nelle ultime settimane fosse data per esaurita la sua spinta propulsiva, nonostante l’oscuramento mediatico riservato allo sciopero generale indetto dalla Cgil e dalle sigle del sindacalismo di base e nonostante condizioni atmosferiche a dir poco sfavorevoli, il corteo autonomo che da Piazzale Aldo Moro si è snodato per le strade della città arrivando davanti al Ministero dell’Istruzione, ha dimostrato che il movimento studentesco non ha perso vitalità né determinazione.

Evidentemente qualcuno aveva sperato in un fenomeno estemporaneo, incapace di costruire continuità oltre quella fase di straordinaria partecipazione che aveva sorpreso l’intero paese e spiazzato il Governo. Non è stato così. Un movimento si distingue infatti per la capacità di fare delle promesse e di lanciare delle scommesse. La promessa di costruire un corteo indipendente, aperto alle esperienze di conflitto non rappresentabile e in grado di incrociare i percorsi sindacali a partire dalla propria autonomia, è stata mantenuta con successo. La stessa indizione dello sciopero generale, fortemente voluta dal movimento, è un risultato di assoluta importanza. Ancor più significativa però è la scommessa che, a partire da questo 12 dicembre, l’Onda ha gettato per il prossimo futuro: fare del movimento un’opportunità per tutti per resistere a quell’ignobile guerra contro lavoratori, precari, migranti e studenti che il Governo si appresta a portare avanti sotto la scure della crisi economica. Qualsiasi ritorno a logiche concertative e corporative determinerebbe una sconfitta generale. Questo è il messaggio e la sfida che ci consegna questa giornata.
Gli studenti, tanto in Italia quanto in Grecia, non stanno animando una lotta di settore, non reclamano banalmente un posto nella società o nel mercato del lavoro. Fanno molto di più, mostrano cioè che è la stessa distribuzione dei posti ad essere truccata. La dequalificazione e il definanziamento delle istituzioni formative unito al declassamento delle condizioni salariali e lavorative parlano di quel generale processo di precarizzazione e impoverimento che tenderà, nei fatti, a ridurre ad un minimo quegli spazi di libertà attraverso cui la società pensa e inventa se stessa. Per questo la generalizzazione dello sciopero appare come la ricaduta naturale di queste settimane di conflitto e, al tempo stesso, l’apertura di una nuova fase per il movimento.
Siamo ad un bivio che non concede neutralità. Il confluire dell’Onda nello sciopero sindacale non esprime affatto il richiamo ad un’astratta unità tra lavoratori e studenti. È lo stesso confine tra formazione e lavoro, tra occupati e disoccupati ad essere messo fortemente in discussione da queste lotte. Questa giornata esprime, casomai, l’urgenza di un’alternativa: o saremo in grado di costruire materialmente delle alleanze a partire da un nuovo modo di pensare alle garanzie collettive, che passi per una democratizzazione di un welfare in via di disfacimento e per il diritto ad un reddito oltre l’impiego che rivendichi la possibilità di rifiutare la corsa al ribasso delle condizioni di vita, oppure niente potrà evitare che i costi di questa crisi siano scaricati addosso all’intera società. Noi questo prezzo, non lo vogliamo proprio pagare.

Alberto De Nicola
Francesco Brancaccio

Logo di articolo copertina L’esercito del Surf

 

articolo tratto da: gpinfo_stampa.jpg


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