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IL GRANDE SOGNO : DE CHE’?

(magari avessi dormito)

 Una famiglia distrutta dal 68, che poi senza capire arriva al 69.

Una famiglia abbastanza borghese i cui figli terribilmente coinvolti in loschi affari dei movimenti.

Un passaggio importante: le lotte contadine in Sicilia partono grazie a questi studenti romani che vengono in Sicilia ad erudire i contadini.

Forse Michele placido è rimasto fermo alla Sicilia della piovra che era già abbastanza arretrata ai tempi? Forse che le lotte contadine erano partite in Sicilia molto prima dei movimenti studenteschi romani? Forse che le rivendicazioni operaie (tipo abbattimento delle gabbie salariali che oggi sotto altra forma tornano) sono state rimosse collettivamente in questo paese? Forse che statuto dei lavoratori ed altri mille conquiste del 68 (che la lista sarebbe infinita) sono state escluse dall’immaginario di questo film? Un cosa è certa che i cattolici c’erano e hanno fatto il ’68 e nonostante fossero cattolici anche il sessantanove…beh non è il sesso libero ma le scene osè non mancano un’altra cosa è certa che tutto finisce con la violenza e basta, non c’è nessun’altra lettura politica e umana di quei tempi. E ancora la romanocentricità del film è preoccupante in questa terra fitta fino al midollo di campanilismo.

Questo film non è a altro che una soap opera ambientata in un periodo un po’ agitato.

Che dire? Abbiamo perdonato a Placido di  aver scelto un cast per teenager tra scamarcio e quello del grande fratello, ma non possiamo far finta di non aver notato che è complice della deriva senza fine del cinema italiano mostrando come tutto il paese è alla deriva di una sub-cultura revisionista, cattolica e mafiosa!

Sancho



Commenti utenti (1)
Postato il andrea, 17-09-2009 10:22,
1. tutti a trombare...
Ma poi, ne vogliamo parlare del fatto che in questo film, come in The Dreamers, di Bertolucci, il 69, come dici tu, avviene sempre durante l'esplosione di manifestazioni più o meno violente? 
Avessero dei grossi problemi legati alla libertà sessuale sti ex sessantottini? Sarà che il più onesto di tutti è restato Tinto Brass? 
è comunque tutto molto triste in questo film, compresa la visione forzatamente pasoliniana del povero poliziotto che era l'unico "proletario" della comitiva. 
Spero emergano nuovi registi e nuovi autori, che ci sono in Italia, ma come in qualsiasi altra disciplina artistica si trovano la strada sbarrata dai soliti noti, tutto a discapito della crescita, o meglio nascita di una cultura italiana che possa definirsi tale senza vergogna. Sonno profondo... 
Andrea
 
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