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Afghanistan: un mistero risolto
Basir Ahang Kabul Press-Global project
[22 Settembre 2009]

una lettura utile di un giornalista afghano

Tratto da www.globalproject.info 

Fin dal principio l’Afghanistan non fu mai del popolo afghano.
Per la sua particolare posizione strategica, infatti, l’Afghanistan è
sempre stato al centro di un forte interesse da parte di Europa,
America e Unione Sovietica. La prima nazione ad «occuparsene», nel
1938, fu la Gran Bretagna, e ciò a causa della minaccia che l’Unione
Sovietica rappresentava. Entrando in Afghanistan, infatti, essa
avrebbe potuto impossessarsi delle colonie inglesi situate in India,
Pakistan, Bangladesh e altri paesi confinanti. Le paure della Gran
Bretagna erano tuttavia infondate: l’Urss, infatti, era interessata
unicamente all’Oceano Indiano per la sua posizione strategica e per
questo tentava talvolta di penetrare nel territorio afghano.
Il popolo afghano non tollerò l’invasione straniera e l’Unione
sovietica di nascosto rifornì di armi l’Afghanistan. La guerra terminò
nel 1942 a seguito delle ingenti perdite dell’esercito inglese.

In seguito a tale guerra l’Afghanistan godette di un governo
semi-autonomo controllato da Unione Sovietica e America. La
popolazione poté finalmente vivere un periodo di pace, nonostante
l’intrusione dei paesi stranieri nella politica interna del Paese.
Sfortunatamente nel 1980 i sovietici entrarono in Afghanistan e la
pace cessò.
Le potenze occidentali si sentirono minacciate dall’invasione
sovietica. Jimmy Carter, allora presidente degli Stati Uniti, affermò
che l’Unione doveva pagare per quest’aggressione. Gli Stati Uniti,
attraverso Zbigniew Brzezinski consigliere della sicurezza nazionale
americana, iniziarono a rifornire i fondamentalisti afghani
[mujahidin] presenti in Pakistan di armi e denaro, affinché essi
combattessero contro i sovietici. Più di 175 milioni di dollari
vennero spesi a favore di tale causa. I mujahidin divennero così i
figli adottivi di Jimmy Carter, che in quanto a libertà, diritti umani
e democrazia evidentemente la pensavano allo stesso modo. Brzezinski
con il supporto dell’intelligence pakistano si recò a Khaibar, al
confine tra Pakistan e Afghanistan, e lì creò un vero e proprio campo
di addestramento per mujahedin [chiamati anche signori della guerra o
letteralmente «coloro che combattono la jihad»]. Questo luogo divenne
da allora la «capitale dei terroristi», lo stesso Osama Bin Laden
abitò in quel luogo per 14 anni assieme a diversi esponenti della Cia.

Davvero non sfiorò neppure le loro menti il pensiero che magari questi
fondamentalisti una volta sconfitti i sovietici avrebbero potuto
impossessarsi a loro volta del territorio, divenendo un grave pericolo
per l’intera umanità?
La storia certo ne ha dato conferma. I fautori di questo gioco
sapevano, ma vi erano delle priorità e degli interessi troppo grandi
per rinunciare a una simile occasione.
Se per l’opinione pubblica gli americani armati di mitra e buone
intenzioni esportavano pace e democrazia, per le vittime di questo
gioco al massacro era lampante che essi in realtà mentre con le mani
costruivano con i piedi distruggevano.
Per più di 20 anni i signori della guerra vennero aiutati dagli
americani per distruggere il loro stesso paese.
In seguito alla caduta del Governo comunista presieduto dal Dott.
Najibulla avvenuta nel 1992, i mujahedin iniziarono una lotta spietata
per il controllo del potere suddividendosi in fazioni a seconda delle
diverse etnie a cui essi appartenevano. Combattendo tra loro
trasformarono Kabul in un bagno di sangue nel quale trovarono la morte
più di 60 000 civili. In questo momento davanti alla morte di migliaia
di innocenti, tra cui naturalmente migliaia di donne e bambini, il
mondo tacque fingendo di non sapere, fingendo di non vedere.

Dov’era in quel momento il loro desiderio di esportare pace e
democrazia? Evidentemente ancora non c’erano i presupposti
utilitaristici per farlo nascere.
Ancora una volta, la situazione era a favore delle super potenze
occidentali, che vedevano in un governo composto da mujahidin
un’occasione per controllare facilmente l’Afganistan.
Ma i signori della guerra certo non volevano farsi comandare dagli
americani, così quando essi si accorsero di non poter controllare la
situazione cercarono qualcuno che potesse sconfiggere il nuovo nemico
al posto loro. Questo qualcuno lo trovarono ben presto tra i talebani.
I mujahidin per contrastare i talebani cercarono e trovarono il
sostegno dei russi. Cambiarono così i giocatori, ma non il gioco.
Durante il regime talebano, gli americani approfittarono della
debolezza in cui verteva l’Afganistan per trasformare uno dei paesi
più martoriati al mondo in una fonte di guadagno. Data la sua
posizione strategica infatti, esso rappresenta una zona di transito
tra Turkmenistan, Kazakistan, e gli altri paesi dell’Asia Centrale
offrendo la possibilità di sfruttare giacimenti petroliferi e di gas.

I Paesi Occidentali e le Compagnie petrolifere cominciarono così a
competere tra di loro per il possesso dei giacimenti. Due compagnie
tra tutte: la Unocal[americana] e la Bridas [argentina], il cui
presidente spesse volte si recò in Afganistan per dialogare con i
talebani ed offrire loro soldi in cambio di un lasciapassare per il
Pakistan [il petrolio, infatti, veniva prelevato dal Turkmenistan e
l’Afghanistan era zona di passaggio obbligatoria per trasportarlo poi
in Pakistan].
I protagonisti di questa triste vicenda, assunti dalla stessa UNOCAL
per trasportare il petrolio furono:
Tom Simons ambasciatore americano in Pakistan, Charles Larson capo
della marina militare nell’Oceano Pacifico, Donald Rise capo
dell’aviazione militare americana durante il Governo di George Bush I,
Henry Kissinger e Robert Oakley responsabile della succursale del
reparto Asia nel ministro degli esteri americano. Preposte al dialogo
con i talebani invece vi furono due donne: Robin Raphael e Laily Helms
principessa afghana moglie di Roger Helms, nipote di Richard Helms ex
capo della CIA.
Dal NY Daily News dell’Ottobre 2001: «Talvolta la realtà è più
sorprendente di qualsiasi sogno o favola: il rappresentante dei
talebani in America è una donna: il suo nome è Laily Helms, afghana
americana preposta all’organizzazione degli incontri tra i capi dei
talebani ed i congressi, i responsabili delle Nazioni Unite e i
rappresentanti dei media. E’ sorprendente inoltre il fatto che ella
durante tali incontri si vesta come un uomo e non indossi alcun
chador. Suo marito, Roger Helms lavora per la Chase Manhattan, una
della banche più importanti al mondo»].

Mentre ogni giorno i talebani uccidevano centinaia di uomini, di
bambini, sparavano sulle donne per strada, e tagliavano gole in
pubblico le forze internazionali tacquero e nessuno ebbe niente da
ridire.

Quando dopo l’11 Settembre 2001 Bush ordinò ai talebani di consegnare
alla giustizia Osama Bin Laden essi rifiutarono, definendo Bin Laden
loro fratello musulmano con diritto d’asilo in Afghanistan. Terminò
così l’amicizia che legava i talebani agli Stati Uniti ed
improvvisamente gli americani si interessarono alle sorti
dell’Afghanistan.
Quando le forze internazionali si interessarono alle sorti
dell’Afghanistan diffondendo nel mondo lo slogan della pace, della
giustizia e la libertà per la popolazione fu un mistero, dato il
disinteresse iniziale. Tuttavia il popolo accolse gli americani come
degli ospiti graditi, come dei fratelli, credendo davvero che forse le
loro sorti sarebbero finalmente potute cambiare. Tutti anelavano la
pace, stanchi di una guerra decennale e si fidavano ciecamente delle
belle parole che venivano costantemente propinate al mondo intero.

Memore della sconfitta dell’Unione Sovietica Il governo Bush chiese
l’appoggio delle forze internazionali per attaccare l’Afghanistan e
con la scusa di voler sconfiggere il terrorismo riuscì a riceverlo.
Ebbe così inizio la Sua guerra, una guerra ipocrita per la quale si
mandarono e ancora oggi si mandano a morire migliaia di militari
ignari.
Il 99 per cento del territorio era nelle mani dei talebani, ma in soli
27 giorni l’esercito americano riuscì a far crollare il regime. La
domanda sorge spontanea: come mai ora in otto anni di guerra nessuno è
riuscito ancora a sbrogliare questo nodo gordiano?

Tuttavia ciò che gli Stati Uniti malauguratamente si scordarono di
fare fu far terminare la guerra tra etnie, i talebani infatti erano e
sono pashtun, i governati e l’attuale presidente afghano è pashtun,
tutti coloro che detengono il potere in Afganistan sono pashtun, senza
considerare le restanti etnie che rappresentano il 65 per cento della
popolazione. A quanto pare le forze internazionali si sono scordate di
una numerosa fetta di popolazione.
Gli Usa in seguito alla sconfitta dei talebani misero al Governo
l’attuale presidente Hamed Karzai, seguito da una schiera poco fedele
di ex signori della guerra, criminali di guerra, nonché di talebani
stessi che ricoprono ora importanti ruoli governativi [infatti il
presidente Karzai in una conferenza stampa del 2006 si lasciò andare a
dichiarazioni semplicemente sconvolgenti, suddividendo i talebani in
buoni e cattivi, chiamandoli pubblicamente figli e fratelli suoi e
affermando di voler contattare Mullah Omar per renderlo partecipe
della «ricostruzione del paese»].

In seguito al messaggio molto chiaro di Karzai, Mawlavi Wakil Ahmad
Motawakil, ministro degli esteri del regime talebano , Mawlavi
Abdussalam Raketi comandate dell’esercito talebano nel nord est
Afghanistan e Padshah khan Zadran rappresentante dei talebani sul
confine del Pakistan e molti altri estremisti sono arrivati armati di
kalashnikov a Kabul per partecipare attivamente alla «ricostruzione
del paese». A loro arrivo karzai ha riservato un’accoglienza degna
degli ospiti più illustri, assegnato a ciascuno una villa, dei
bodyguard e svariate automobili rigorosamente con vetri
antiproiettile. Attualmente essi risiedono a Kabul, liberi di
organizzare attentati kamikaze, ed ogni sorta di rappresaglia.

Karzai costituì la «Commissione di Pace», al cui capo pose Mujadadi,
mullah estremista arabo-afghano, che risiede attualmente a capo del
senato. Mujadadi si occupa contemporaneamente di consegnare
mensilmente ai talebani 1000 dollari, una tessera della commissione
che permette loro di viaggiare ovunque e di non avere problemi con le
forze dell’ordine.
E l’America tace, nonostante Karzai sia sorvegliato costantemente da
agenti della Cia e dal Governo americano stesso. E i 54 miliardi di
dollari spesi per la «ricostruzione del paese» , dove sono andati a
finire? E chi ridarà loro tutti questi soldi? Con che coraggio
richiederanno indietro i soldi? Il debito dell’Afghanistan sale, ma di
scuole, ospedali, strade e quant’altro non ve n’è traccia. Debito ed
ipocrisia a parte, chi ripagherà invece le migliaia di morti
innocenti? A chi è imputabile tutto ciò? E’ possibile massacrare in
una missione di pace? E se la scusa dell’errore potesse realmente
esser contemplata, si potrebbe credere ad una serie di errori tanto
frequenti?

In Afghanistan sono attualmente presenti e coinvolti in questa
«missione di pace», gli eserciti di: Stati Uniti, Inghilterra ,
Italia, Canada, Australia, Germania, Francia, Spagna, Olanda,
Danimarca, Belgio, Svezia, Austria, Finlandia, Norvegia, Romania,
Turchia, Sud Corea, Slovacchia, Lituania, Estonia, Azerbaijan, Emirati
Arabi, Lussemburgo, Georgia, Islanda, Croazia, Slovenia, Grecia,
Singapore, Nuova Zelanda, Repubblica Ceca, Irlanda, Ucraina, Bosnia
Erzegovina, Bulgaria, Ungheria, Macedonia, Albania, Polonia,
Portogallo, Lettonia 42 Paesi coinvolti, 64 500 soldati in tutto, 15
mila talebani [secondo le fonti ufficiali, quindi il numero potrebbe
essere inferiore] inspiegabilmente imbattibili. Siamo davvero sicuri
che questa guerra non faccia comodo a qualcuno?

Ciò che molti cominciano purtroppo solo ora a chiedersi è: per quale
motivo le forze internazionali sono presenti in Afghanistan?

1] Combattere il terrorismo internazionale?
La maggior parte di questi terroristi, nonostante non se ne senta mai
parlare, provengono da paesi quali: Arabia Saudita, Cecenia, Marocco,
Pakistan, Egitto, Emirati Arabi e molti altri paesi arabi. Per
sconfiggere questi estremisti non occorre bombardare l’Afghanistan. I
kamikaze non sono tutti afghani come vogliono farci credere. Il
Pakistan in particolare è pregno di luoghi in cui i terroristi
imparano l’arte del fanatismo e della guerra, ma stranamente le
frontiere tra Pakistan e Afghanistan rimangono aperte, consentendo
agli stessi di penentrare facilmente nel paese. Questo perché molte
persone di etnia pashtun vivono sul confine e nessuno si sogna di
scomodarli. E’ lì che esiste persino la sede di radio shariat
[letteralmente: «voce della legge religiosa»] preposta ad impartire
ordini e nozioni a talebani e kamikaze. Perché la sede di questa radio
è ancora aperta? Persino il ricercatissimo Osama Bin Laden si suppone
viva tranquillamente in una villa al confine tra Pakistan e
Afghanistan. I campi di addestramento dei mujahidin sono ancora aperti
ed attivi, occupati da talebani che rifiutano sia il governo afghano
sia quello pakistano, chiamando la terra da loro occupata
pashtunistan, terra dei pashtun.

2] Esportare pace, libertà e democrazia?
Fare la pace con la guerra è da sempre un paradosso inspiegabile se
tale motivazione viene spacciata per veritiera. Di pace non ve n’è
traccia, le persone ancora escono di casa senza sapere se vi
ritorneranno. E se nella capitale Kabul, dove due giorni fa sei
militari italiani hanno trovato la morte, è così figuratevi negli
altri posti. Ogni settimana più di venti persone muoiono a Kabul in
questo modo. Libertà poi in Afghanistan è ancora una parola che
provoca un amaro sorriso considerando che: il ministro della cultura
afghano in una conferenza stampa dichiarò democrazia e diritti umani
affari dei paesi occidentali privi di valore per un paese che segue
unicamente la legge islamica, un giornalista che aveva tentato di
tradurre il corano in persiano venne condannato a 25 anni, un altro
che in un articolo descrisse come la religione islamica violasse i
diritti delle donne venne condannato prima a morte in seguito la pena
fu commutata a 20 anni di prigione, così migliaia di altri esempi.

3] Cambiare la situazione delle donne?
Se ciò fosse vero risulta incomprensibile come sia ancora possibile
che più di dieci donne vengano violentate ogni giorno [nel 2009 più di
35 bambine vennero violentate da esponenti del governo, una di loro
aveva solo sei anni, stuprata dal figlio di un parlamentare nella
regione di Sarepul nel nord Afghanistan. L’atto rimase totalmente
impunito], e che Karzai il «presidente democratico» abbia promulgato
una legge per la quale alle donne è proibito lavorare ed uscire di
casa senza il coniuge o un parente maschio, per la quale è consentito
lo stupro da parte del marito e la possibilità da parte di questo di
privare la moglie del cibo se «disubbidiente», che le bambine vengano
vendute ad uomini anziani [nel 2006 una bambina di 11 anni venne
persino venduta in cambio di un cane]. Grazie a tutti voi per aver
cambiato la situazione delle donne in Afghanistan, perché peggio di
così non può certo diventare, nemmeno il regime talebano arrivò a
tanto.

4] Fare giustizia?
Quest’anno un talebano si è candidato come presidente della
repubblica, due vice di Karzai sono criminali di guerra che secondo
Human Rights Watch dovrebbero ora essere in carcere e non al governo,
altri invece sono ministri e parlamentari. Se l’opinione pubblica in
Europa e in America venisse informata del fatto saremo ancora disposti
a mandare i loro figli a morire in Afghanistan?

5] Per ricostruire l’Afghanistan?
Dopo otto anni di guerra il centro di Kabul è ancora privo di
illuminazione e strade asfaltate. Nella regione di Bamyan nel 2008 più
di 200 persone sono morte a causa della mancanza di ospedali. Alcune
statistiche: l’80 per cento della popolazione è perennemente in
pericolo a causa della mancanza di ospedali, secondo world food
program [WFP] il 10 per cento della popolazione quest’inverno
rischierà di morire di fame, il 60 per cento degli studenti studia
all’aperto, non essendoci di fatto scuole ma solo insegnanti, il 30
per cento delle donne inoltre muore in gravidanza o durante il parto,
il 15 per cento dei bambini in assenza di vaccini vengono colpiti
dalla poliomelite ed in seguito dalla paralisi. Se davvero queste
forze armate fossero in Afghanistan per ricostruire il paese nessuno
farebbe loro del male, ma ovunque verrebbero accolti con gioia, basti
considerare le parole di Gino Strada in un intervista riportata il
17/09/2009 sull’Unità: «[…] Quanto ai soldi della cooperazione
internazionale noi non abbiamo ricevuto una lira[..]Emergency lavora
in afghanistan da dieci anni, abbiamo curato 2 milioni e 200 mila
afghani, praticamente il 10 per cento della popolazione[…] Per questo
a Laskhargah [nota: una delle regioni più pericolose dell’Afghanistan]
non è mai stato torto un capello al nostro personale internazionale
[…]»

Ora traete le conclusioni… Davvero l’unico problema in questa guerra è
cambiare strategia? Prima di cambiare strategia contate i talebani al
governo, contate gli 80000 morti del 2008 di cui solo il 5 per cento
talebani e considerate le mosse del presidente Karzai. Prima che una
storia di estremismo religioso, prima che una storia di guerra
perpetua la storia dell’Afghanistan è una storia di petrolio e
traffici internazionali di droga. Adesso che come me conoscete la
reale situazione in cui verte il paese avrete ancora il coraggio di
mandare i vostri figli a morire per gli interessi economici dei soliti
noti?


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