lunga vita a Salvatores
 

LUNGA VITA A SALVATORES

 

Brividi, ansia, malessere, pugni allo stomaco ecco come ci si sente usciti da COME DIO COMANDA, ultima fatica di Gabriele Salvatores omonimo del libro  di Ammaniti.

Silenzi, fatica, sguardi tra padre e figlio e sguardi grezzi sull’Italia di oggi in qualche modo.

Attori eccezionali che trasmettono emozioni pure vive sanguigne fisiche, attori lontani dall’iper realismo ma sempre noir e per questo reali e veri.

Un padre nazi, un figlio nella sua dolcezza, un amico ritardato( ma senza pietismo) … e poi tutti gli elementi della favola: il bosco, una principessa, il lupo cattivo.

Vorrei dire tante altre cose ma non voglio dire nulla del film su trama o cose del genere.

Però Salvatores ci rincuora e ci da la speranza che per il cinema italiano non è finita che oltre la retorica della mediocrità “eroicamente impegnata” ci sono altre possibilità altre vie che ci parlano si dell’Italia ma soprattutto parlano al nostro corpo a questo ammasso di nervi e carne che pare il grande escluso da un cinema, da un teatro etc etc che parlano solo all’intelletto.

E allora senza retorica LUNGA VITA A SALVATORES



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